Giacomo Badini:

vive e opera in Monterotondo in Viale Giuseppe Serrecchia, 13;  cell. 338.13.95.379

 

Nato a Guidonia Montecelio l' 8 / 09 / 1954; primo maestro d'arte, il maestro Volpicelli Pietro (maestro elementari). Frequenta l'istituto tecnico industriale 'Cardano' di Monterotondo, diplomandosi. Completamente autodidatta, ha sperimentato varie tecniche (olio, acrilico, smalti e affresco). I suoi quadri sono anche nell'america del sud, New York, Giappone, Francia, Australia, e in molte regioni italiane. Durante la mostra 'antologica' del 12 aprile 1996, ha avuto l'onore di avere come presenza il critico Vittorio Sgarbi; nell'occasione, lo stesso, gli regalò un quadro che, al professor Sgarbi era molto piaciuto. Anche il cantante Venditti, e l'attore Raganà possiedono un'opera di Giacomo. Premiato dal maestro Gianni Testa durante la manifestazione 'Donna 1990'. 

Scrive di lui Antonello Ferrero:

Inizio con una premessa fondamentale che si deve enunciare propedeuticamente su Badini e l’arte sua:

“Giacomo Badini non ha studiato nelle accademie, ne è stato allievo di maestri, egli è nato artista con dentro di se i colori, le figure ed i movimenti del caos primigenio del Creato. Ed è solo con gli anni, che lentamente ha diramato le tenere, separato i colori dalle forme, le terre dalle acque, i fuochi dall’aria. In modo difficile complesso, a volte lacunoso, e non sorretto ne da critici, ne da galleristi, ne da colleghi artisti che lo vedevano forse, e lo vedono ancora come pittore della domenica. E Badini invece è cresciuto artisticamente e con forza, con quello che ancestralmente aveva e null’altro, cercando di asservire le sue policromie interne, alle forme dettate dalla vita. Compito svolto con esiti e risultati alterni, che l’arte può essere a volte dura scienza, matematica visiva in cui i risultati devono tornare. E lo strano è che l’artista, partendo da una metafisica classica – già ne ho scritto – di campiture opprimenti di colore, ove collocava figure sacrificali ad un destino avverso o inquietante – sia tornato ora con queste opere, ad una metafisica ove come concetto ribaltato, lo spazio è alla mercé del movimento – figura che lo annulla e lo predispone al proprio palpito. Egli ha scoperto il movimento, lo ha scoperto nel mare, nel cielo, nelle terre emerse, nei corpi ove l’anima viene dopo l’attimo fuggente dell’azione cinetica, in cui egli fissa e indelebilmente nello spazio e nel tempo, questi uomini e queste donne che atavicamente stavano lì, da mille e mille anni ancora. Astrusi ed estrusi questi movimenti armonici e ginnici che allo sguardo ora lievitano, ora affondano in fondali crudi dove lo spazio è appunto inteso equazionalmente in rapporto con la  luce. Luce che raggiunge il movimento e ferma il tempo, che non ha più ragion d’essere. E siamo così tutti fermi – un attimo, che è poi l’intera vita fatta di milioni di attimi che non torneranno più – di fronte a questi spazi, sorpresi da un brivido di movimento, dove io spero vogliate perdervi un po’.“

'Recensione dello stesso Ferrero per la Personale '... c'era oggi ...' :

Nell’atto cognitivo della determinazione di un’insieme, di una data forma e figura, specialmente nel campo artistico, si è ormai convenuto – tralasciando le vecchie dispute filosofiche dei rappresentati della Gestalt - theorie: dei monisti della Scuola di Berlino o dei dualisti della Scuola di Graz – che esiste un rapporto inscindibile, tra materia sensoriale e strutturazione percettiva. Ed infatti davanti alle opere di Giacomo Badini, c’è un subitaneo impatto  dell’occhio “esploratore”, che ne assembla i nuclei e le periferie ed epiditticamente volge all’entelechia e ne accende fuoco aristotelico. Il processo è veloce e sfugge alla primaria classificazione che ognuno di noi attua, di fronte alle “cose” che non hanno una realtà fisica determinata e che non hanno una facile interpretazione estrospettiva; e così la pur difficile scepsi di lettura, viene anticipata da un’empiria semantica endogena, che è propedeuticamente genetica, in un popolo – il nostro italico – che ha intorno a se migliaia di anni, di storia, di reperti, di arte; e tanto più in chi è uso praticare e amare il bello e l’arte. Il Badini – già ne scrissi – ha un primitivo senso dell’immagine e del gesto, un arcaico “gusto”, del colore e lo trasmette ipso-facto, dipigendo nelle icone cavernose della nostra anima. Poi… viene questo sdilinquimento onirico, che “morfologicamente” – alla Propp – porta alla fiaba. Fiaba intesa come pretesto semantico, per narrare la storia della vita, il patos transuente ed escatologico che va dagli albori delle “età dell’oro”, alla perifrasi della morte. Morte cantilenata in sordina ed allegoricamente esorcizzata in un tourbillon di musiche, ori e perle scintillanti. Noi che inventammo gli dei, che ci resero mortali, noi che vivremo sino alla fin e che non conosceremo, ne vedremo mai, la nostra morte. Privilegio triste questo, degli altri – noi e di quell’immaginifica nera signora, che ci guarda, come (De Andrè) “crescer il gran, guarda il villano, prima che sia maturo per la falce”.

Scrive di lui Emilio Conciatori :

La tradizione ha insegnato che il canto del poeta si equivale al cromatismo del pittore. Allargando il concetto, dico che la rima si equivale alla linea, la qualità del verso alla quantità materica, la quantità della parola all'estensione della pennellata, il tono alla frequetna tonale del colore. La stravaganza immaginativa, la realtà dell'impulso, la scioltezza dei ritmi compositivi  trovano coerenza logica e causa e ragione di se stessi nella libertà della materia e della materia in libertà; questo è a mio avviso Giacomino Badini.

Hanno scritto di lui Osvaldo Scardelletti, Achille Serrao, Emilio Anselmi, Anna Chiara Anselmi, Maria Teresa Antognozzi, Sara Divisi, Paolo Scardelletti, Mauro Angelini, Simone Cosimi.

Personale 19 aprile 1988 "Proscenio" Ristorante Nuovo Star, via Salaria, Km. 21,500 - personale 11 Agosto 1988 Palazzo Comunale di Caldarola (MC) - collettiva 24 settembre 1988 Abbazia di farfa (RI) - collettiva 14 gennaio 1989 grafica Campioli (Monterotondo) collettiva 22 settembre 1989 Festa de l'Unità (Monterotondo) - personale 20 luglio 1989 Grafica Campioli (Monterotondo) - -illustrazioni, copertina e interni de "La notte inquieta" di Angelo Mancini - Collettiva 8 marzo 1990 festa della donna "Catacombe 2000" (Roma) - personale 31 marzo 1990 "Sabina Expo" (Monterotondo) - personale 5 maggio 1991 "SS: Filippo e Giacomo" - Collettiva "CIAR" Roma 17 maggio 1992 - 27 ottobre 1992 - Girasole Arte 4 Dicembre 1992 (Roma) - "Solidarietarte" 20 dicembre 1992 biblioteca P. Angelani (Monterotondo) - collettiva  gennaio 1993 "il ponte" personale 13 Febbraio 1993 chiostro degli agostiniani (Bracciano) .Arte come messaggio 15 Aprile 1993 (Guidonia) - collettiva 1 aprile - 16 dicembre 1993 "Il ponte" Illustrazione su "L'albero magico della poesia" personale "Madame Butterfly" 1993 (Monterotondo scalo) - "La pasquetta dell'eretino" pittore di scena 8 aprile 1994 - "solidarietà ed arte" pro - alluvionati 13 Novembre 1994. Antologica 12 aprile 1996 biblioteca comunale "P. Angelini" (Monterotondo). Premio nazionale "Lucus Feroniae" XIII Edizione, 7 Giugno 1997 (Terme di Cretone) - solidarietà arte "Terremotati Marche" 12 Ottobre 1997 - Una mostra in cartella, Associazione Culturale Monterotondo "Tricromia" 27 Maggio 2000 - "Una nota per vita" 3 Giugno 2000 - "A ferro e fuoco" 15 dicembre 2000 Biblioteca Comunale "P. Angelani" (Monterotondo) - Collettiva Galleria "Perseo" Via Oberdan 5 Aprile 2002 Monterotondo - 1° calendario artistico "Polizia Municipale di Monterotondo" Dicembre 2002 - Logo etichette vini "Casale Carolis Massimo" Marzo 2003. C'era oggi - 15 / 20 Maggio 2003, Biblioteca Comunale. - Scenografie Commedia teatrale 20 Luglio 2003 - Palazzo Orsini.   

- Fiabe Smaltate, Studio d'Arte ‘I pellicani e’ - Dicembre 2003, collettiva studio d'arte ‘I Pellicani e’ maggio 2004 con la partecipazione straordinaria del maestro Emilio Conciatori.

- Nella sua prima personale, il 19 aprile 1988 'Proscenio', Giacomo collaborava con lo scrittore Achille Serrao.

- "Antologika 2" - il 03/12/2005.

- "Kater Duar - Quattro Mani " - il 17/06/2006 insieme a Elio Bajramaj, un giovane che ha fatto di Monterotondo la sua seconda dimora, e alla quale sta regalando incantevoli opere.

- "Bardhé e Nero" - il 18/11/2006 insieme a Elio Bajramaj.

- "Priscilla" <<Essere un uomo un giorno e donna il giorno dopo, non è una cosa facile>> - il 09/12/2006.

- In occasione degli Internazionali di Tennis maschile, presso il Centro Storico <<Tennis Monterotondo>>. Giacomo ha realizzato 3 pezzi in tema alla competizione (2 quadri da 183 x 253 - 1 quadro da 183 x 506).