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Scrive di lui Antonello
Ferrero:
Inizio con una premessa fondamentale che si deve enunciare
propedeuticamente su Badini e l’arte sua:
“Giacomo Badini non ha studiato nelle accademie, ne è stato
allievo di maestri, egli è nato artista con dentro di se i
colori, le figure ed i movimenti del caos primigenio del Creato.
Ed è solo con gli anni, che lentamente ha diramato le tenere,
separato i colori dalle forme, le terre dalle acque, i fuochi
dall’aria. In modo difficile complesso, a volte lacunoso, e non
sorretto ne da critici, ne da galleristi, ne da colleghi artisti
che lo vedevano forse, e lo vedono ancora come pittore della
domenica. E Badini invece è cresciuto artisticamente e con forza, con quello
che ancestralmente aveva e null’altro, cercando di asservire le
sue policromie interne, alle forme dettate dalla vita. Compito svolto con esiti e risultati alterni, che l’arte può
essere a volte dura scienza, matematica visiva in cui i risultati
devono tornare. E lo strano è che l’artista, partendo da una metafisica classica
– già ne ho scritto – di campiture opprimenti di colore, ove
collocava figure sacrificali ad un destino avverso o inquietante
– sia tornato ora con queste opere, ad una metafisica ove come
concetto ribaltato, lo spazio è alla mercé del movimento –
figura che lo annulla e lo predispone al proprio palpito. Egli ha scoperto il movimento, lo ha scoperto nel mare, nel cielo,
nelle terre emerse, nei corpi ove l’anima viene dopo l’attimo
fuggente dell’azione cinetica, in cui egli fissa e
indelebilmente nello spazio e nel tempo, questi uomini e queste
donne che atavicamente stavano lì, da mille e mille anni ancora. Astrusi ed estrusi questi movimenti armonici e ginnici che allo
sguardo ora lievitano, ora affondano in fondali crudi dove lo
spazio è appunto inteso equazionalmente in rapporto con la
luce. Luce che raggiunge il movimento e ferma il tempo, che non ha più
ragion d’essere. E siamo così tutti fermi – un attimo, che è
poi l’intera vita fatta di milioni di attimi che non torneranno
più – di fronte a questi spazi, sorpresi da un brivido di
movimento, dove io spero vogliate perdervi un po’.“
'Recensione dello stesso Ferrero per
la Personale '... c'era oggi ...' :
Nell’atto cognitivo della determinazione di un’insieme, di una
data forma e figura, specialmente nel campo artistico, si è ormai
convenuto – tralasciando le vecchie dispute filosofiche dei
rappresentati della Gestalt - theorie: dei monisti della Scuola di
Berlino o dei dualisti della Scuola di Graz – che esiste un
rapporto inscindibile, tra materia sensoriale e strutturazione
percettiva. Ed infatti davanti alle opere di Giacomo Badini, c’è
un subitaneo impatto dell’occhio
“esploratore”, che ne assembla i nuclei e le periferie ed
epiditticamente volge all’entelechia e ne accende fuoco
aristotelico. Il processo è veloce e sfugge alla primaria
classificazione che ognuno di noi attua, di fronte alle “cose”
che non hanno una realtà fisica determinata e che non hanno una
facile interpretazione estrospettiva; e così la pur difficile
scepsi di lettura, viene anticipata da un’empiria semantica
endogena, che è propedeuticamente genetica, in un popolo – il
nostro italico – che ha intorno a se migliaia di anni, di
storia, di reperti, di arte; e tanto più in chi è uso praticare
e amare il bello e l’arte. Il Badini – già ne scrissi – ha
un primitivo senso dell’immagine e del gesto, un arcaico
“gusto”, del colore e lo trasmette ipso-facto, dipigendo nelle
icone cavernose della nostra anima. Poi… viene questo
sdilinquimento onirico, che “morfologicamente” – alla Propp
– porta alla fiaba. Fiaba intesa come pretesto semantico, per
narrare la storia della vita, il patos transuente ed escatologico
che va dagli albori delle “età dell’oro”, alla perifrasi
della morte. Morte cantilenata in sordina ed allegoricamente
esorcizzata in un tourbillon di musiche, ori e perle scintillanti.
Noi che inventammo gli dei, che ci resero mortali, noi che vivremo
sino alla fin e che non conosceremo, ne vedremo mai, la nostra
morte. Privilegio triste questo, degli altri – noi e di
quell’immaginifica nera signora, che ci guarda, come (De Andrè)
“crescer il gran, guarda il villano, prima che sia maturo per la
falce”.
Scrive
di lui Emilio Conciatori :
La tradizione ha insegnato che il canto del poeta si equivale al
cromatismo del pittore. Allargando il concetto, dico che la rima
si equivale alla linea, la qualità del verso alla quantità
materica, la quantità della parola all'estensione della
pennellata, il tono alla frequetna tonale del colore. La
stravaganza immaginativa, la realtà dell'impulso, la scioltezza
dei ritmi compositivi trovano
coerenza logica e causa e ragione di se stessi nella libertà
della materia e della materia in libertà; questo è a mio avviso
Giacomino Badini.
Hanno scritto di lui Osvaldo
Scardelletti, Achille Serrao,
Emilio Anselmi, Anna Chiara Anselmi, Maria Teresa Antognozzi, Sara
Divisi, Paolo Scardelletti, Mauro Angelini, Simone Cosimi.
Personale 19 aprile
1988 "Proscenio" Ristorante Nuovo Star, via Salaria, Km. 21,500 - personale 11
Agosto 1988 Palazzo Comunale di Caldarola (MC) - collettiva 24 settembre 1988
Abbazia di farfa (RI) - collettiva 14 gennaio 1989 grafica Campioli
(Monterotondo) collettiva 22 settembre 1989 Festa de l'Unità (Monterotondo) -
personale 20 luglio 1989 Grafica Campioli (Monterotondo) - -illustrazioni,
copertina e interni de "La notte inquieta" di Angelo Mancini - Collettiva 8
marzo 1990 festa della donna "Catacombe 2000" (Roma) - personale 31 marzo 1990
"Sabina Expo" (Monterotondo) - personale 5 maggio 1991 "SS: Filippo e Giacomo"
- Collettiva "CIAR" Roma 17 maggio 1992 - 27 ottobre 1992 - Girasole Arte 4
Dicembre 1992 (Roma) - "Solidarietarte" 20 dicembre 1992 biblioteca P. Angelani
(Monterotondo) - collettiva gennaio 1993 "il ponte" personale 13 Febbraio
1993 chiostro degli agostiniani (Bracciano) .Arte come messaggio 15 Aprile 1993
(Guidonia) - collettiva 1 aprile - 16 dicembre 1993 "Il ponte" Illustrazione su
"L'albero magico della poesia" personale "Madame Butterfly" 1993 (Monterotondo
scalo) - "La pasquetta dell'eretino" pittore di scena 8 aprile 1994 -
"solidarietà ed arte" pro - alluvionati 13 Novembre 1994. Antologica 12 aprile
1996 biblioteca comunale "P. Angelini" (Monterotondo). Premio nazionale "Lucus
Feroniae" XIII Edizione, 7 Giugno 1997 (Terme di Cretone) - solidarietà arte
"Terremotati Marche" 12 Ottobre 1997 - Una mostra in cartella, Associazione
Culturale Monterotondo "Tricromia" 27 Maggio 2000 - "Una nota per vita" 3
Giugno 2000 - "A ferro e fuoco" 15 dicembre 2000 Biblioteca Comunale "P.
Angelani" (Monterotondo) - Collettiva Galleria "Perseo" Via Oberdan 5 Aprile
2002 Monterotondo - 1° calendario artistico "Polizia Municipale di
Monterotondo" Dicembre 2002 - Logo etichette vini "Casale Carolis Massimo"
Marzo 2003. C'era oggi - 15 / 20 Maggio 2003, Biblioteca Comunale. -
Scenografie Commedia teatrale 20 Luglio 2003 - Palazzo
Orsini.
- Fiabe Smaltate, Studio d'Arte ‘I pellicani e’ - Dicembre 2003, collettiva studio d'arte
‘I Pellicani e’ maggio 2004 con la partecipazione
straordinaria del maestro Emilio Conciatori.
- Nella sua prima personale, il 19 aprile 1988 'Proscenio', Giacomo
collaborava con lo scrittore Achille Serrao.
- "Antologika 2"
- il 03/12/2005.
- "Kater Duar - Quattro Mani " - il 17/06/2006
insieme a Elio Bajramaj, un giovane che ha fatto di Monterotondo
la sua seconda dimora, e alla quale sta regalando incantevoli opere.
- "Bardhé e
Nero" - il 18/11/2006 insieme a Elio Bajramaj.
- "Priscilla"
<<Essere un uomo un giorno e donna il giorno dopo, non è una cosa facile>> - il
09/12/2006.
- In occasione
degli Internazionali di Tennis maschile, presso il Centro Storico
<<Tennis Monterotondo>>. Giacomo ha realizzato 3 pezzi in tema
alla competizione (2 quadri da
183 x 253 - 1 quadro da 183 x 506).
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